Incontro al caffè del 26 luglio 2021
Titolo: Le Birre artigianali in Toscana
ospiti:
Stefania Saccardi, Vicepresidente e Assessore all’Agro-alimentare della Regione Toscana
Francesco Mancini, titolare Referente regionale Unionbirrai
Gennaro Giliberti, Dirigente Regione Toscana, La filiera brassicola toscana
Antonio Massa, capogruppo progetto Hops Tuscany
Fabrizio Di Rado, capogruppo del progetto Quali – Birre
Francesco Tapinassi, Direttore Toscana Promozione, l’esperienza di Vetrina Toscana
Simone Bonini, esperto Maestro del Gelato
Conduce: Fabrizio Diolaiuti
L’incontro di ieri, nato per promuovere la conoscenza delle birre artigianali toscane, è stata l’occasione per conoscere meglio il mondo della birra artigianale. Ma quand’è che una birra si può definire artigianale? Come spiegato da Mancini, una birra può definirsi artigianale quando non è pastorizzata, non è filtrata e non ha conservanti. In Europa dal 2016 c’è un disciplinare che deve essere seguito perché un produttore possa fregiarsi del marchio birra artigianale; tra gli altri, 2 sono i punti principali: un minimo di produzione del prodotto che si aggira intorno ai 2.000 ettolitri e l’azienda deve essere indipendente dalle altre aziende del settore per essere definiti artigiani della birra. Invece col termine “birra agricola” si intende una birra i cui prodotti sono stati ricavati dal territorio di produzione: la percentuale di prodotto deve essere del 51%.
All’incontro si è parlato della filiera brassicola che è la filiera di produzione e commercializzazione della birra.
La vicepresidente e assessora all’agroalimentare Stefania Saccardi ha affermato: “La produzione della birra artigianale e agricola è un’attività in continua e rapida crescita in Toscana e l’inserimento della produzione del malto e della birra tra le attività agricole sta determinando un importante impulso nell’ambito del nostro settore primario”.
La Regione, attraverso i finanziamenti del Programma di Sviluppo Rurale, sostiene e promuove la produzione di birre artigianali sul territorio toscano. Come efficacemente descritto da Antonio Massa, uno dei progetti finanziati è Hops Tuscany, il cui obbiettivo è introdurre in Toscana una coltivazione del luppolo di alta qualità per la birrificazione artigianale. Il luppolo autoctono spontaneo toscano è ricco di sostanze amaricanti (che conferisce sapore amaro, ndr), aromatizzanti e di polifenoli. Principali zone di produzione in Toscana sono le crete senesi ed il Valdarno aretino. L’elevata qualità del luppolo autoctono toscano ha indotto i birrai del territorio a farne un brand a livello internazionale.
Massa ha chiuso il suo intervento dicendo che “Made in Tuscany è in conclusione; si punta ora a sviluppare il settore e a commercializzare il luppolo toscano all’estero.”
Un altro progetto, sempre finanziato dalla Regione Toscana con i fondi di sviluppo rurale, è Quali Birre, descritto dal suo responsabile Fabrizio di Rado, e che ha come obiettivo il miglioramento della qualità delle birre agricole toscane. La produzione della birra artigianale in Toscana rappresenta un’attività in continua e rapida crescita e l’inserimento dal 2010 della produzione del malto e della birra tra le attività agricole sta determinando un importante impulso nell’ambito del settore primario e rappresenta un’importante forma di diversificazione multifunzionale delle imprese agricole toscane.
la Regione Toscana sta per concludere il piano di finanziamento triennale in ambito agricolo e Saccardi ha annunciato che per il successivo triennio dovrà essere ampliato e maggiormente sostenuto; a tal proposito c’è un disegno di legge a livello regionale che è stato depositato qualche tempo fa e che rafforza ancora di più impegno del territorio toscano per la valorizzazione del prodotto birra artigianale Toscana.
All’incontro ha partecipato anche il presidente di Vetrina Toscana Francesco Tapinassi, progetto di Regione e Unioncamere Toscana che promuove ristoranti e botteghe alimentari che utilizzano i prodotti del territorio, nonché i produttori veri e propri. Ad oggi, gli aderenti al progetto sono oltre 1000 ristoratori, 300 botteghe alimentari e 150 produttori.
Per aderire a Vetrina Toscana, le aziende devono necessariamente sottoscrivere un manifesto fondato sulla condivisione di precisi valori che ne orientano la struttura, i comportamenti e gli obiettivi: amare la Toscana e la sua cultura culinaria; essere custode della tradizione, ma anche attenti alla contemporaneità; contribuire al sostegno dell’economia del territorio; credere nella qualità del cibo e dei prodotti regionali; offrire ai consumatori un’esperienza di gusto, un ricordo e un’emozione.
Infine è intervenuto Simone Bonini, Mastro gelataio e conduttore per Sky di una trasmissione in cui ha raccontato il viaggio che ha fatto nella Toscana dell’arte culinaria per la trasmissione “Perdersi in Toscana” sostenuta dalla Regione e iniziata ad aprile 2020 con le prime riaperture dopo in lockdown dovuto al covid19.
Al termine dell’incontro l’unione birrai della Toscana ha offerto una selezione di birre artigianali della Toscana.
Luca Imposimato
